Crisi adolescenziale; una delicata e complessa fase della vita

In questo periodo i giovani entrano in rotta di collisione con i genitori, affermano con fermezza nuovi diritti e reclamano più autonomia.

dott.ssa Francesca Simoni

  In un determinato momento della vita famigliare, quando ormai i rapporti tra i suoi componenti sembrano consolidati, irrompe sulla scena il periodo dell'adolescenza che porta con se un carico di tensioni e novità. Per alcuni questa fase scivola via quasi senza lasciare traccia, ma per altri si abbatte come un ciclone che mette in discussione tutto ciò che si era costruito fino al suo arrivo. Il bambino che i genitori credono di conoscere bene, ad un tratto si trasforma, improvvisamente manifesta comportamenti inaspettati, atteggiamenti sconosciuti, si ribella contro tutti, vuole essere artefice della propria esistenza sperimentando la vita a modo suo, con regole diverse. In questo periodo, l'adolescente pone infinite richieste che anche se esaudite lo rendono di giorno in giorno più insoddisfatto, andando a creare un disequilibrio nel rapporto famigliare e scolastico.
  I genitori vivono dei momenti di angoscia, di grande dubbio su come comportasi, di crisi e preoccupazione. Non riescono infatti ad accettare il cambiamento repentino e inatteso che ha trasformato i loro tanto amato bimbo in un giovane indomabile. Ogni atteggiamento da loro adottato può essere motivo di insoddisfazione per l'adolescente; possono essere considerati troppo deboli o troppo autoritari, troppo invadenti, assenti o esigenti. Nonostante le controversie è importante che i genitori forniscano all'adolescente dei solidi punti di riferimento, in caso contrario si rischia un aumento della rabbia e dell'aggressività.
  I cambiamenti però non vengono rilevati soltanto all'interno delle mura di casa ma anche a scuola dove in questo periodo sono in aumento le difficoltà di apprendimento, i comportamenti non adeguati, le difficoltà relazionali e comunicazionali. Gli adolescenti si trovano così in mezzo al fuoco nemico; da una parte la scuola che evidenzia i loro comportamenti e rendimenti negativi e dall'altra la famiglia che li rimprovera per il scarso impegno e per il loro modo "diverso" di essere. I ragazzi sono soli contro tutti, prigionieri di un corpo che cambia, di una mente che desidera sciogliere i legami troppo stretti per diventare autonoma.
  Per quale ragione in adolescenza si vivono situazioni problematiche? Il bisogno primario è proprio quello di conquistare autonomia rispetto ai rapporti dell'infanzia. Ormai il bambino è divenuto un ragazzo che possiede una propria personalità, ha diversi bisogni e desideri e li deve sperimentare. Le difficoltà più grandi si manifestano soprattutto nelle famiglie dove il legame è stato più intenso, importante e costruttivo. Risulta infatti più difficoltoso abbandonare un nido sicuro che è stato sempre punto di riferimento e di affetto che non un nido meno sicuro. Per poter raggiungere la propria autonomia e distaccarsi dal mondo creato dai genitori, l'adolescente deve prima criticarlo, contestarne le idee, rifiutarne le regole e a volte anche svalutarlo e distruggerlo. Il potere, i valori e le regole dei genitori devono essere messe in discussione.
  Tutto ciò avviene sotto forma di provocazioni e di sfide, ma lo scontro è naturale e legittimo, la lotta difficile ma necessaria. Non si può saltare questa fase della vita in quanto è necessaria per far maturare i ragazzi ma non solo, anche i genitori che devono comprendere che il loro bambino sta diventando un uomo. Un uomo che pensa con la propria testa e ha bisogno dei suoi spazi, della propria libertà, della possibilità di imparare sbagliando senza essere protetto da chi, per il grande amore nei suoi confronti, cerca di risparmiargli le sofferenze della vita. Ma in fondo è proprio ciò di cui l'adolescente ha bisogno; vivere e soffrire, imparare ad arrangiarsi da solo, affrontare le discordie e disarmonie, assumersi le proprie colpe ed affrontarle, vivere le delusioni emotive, scoprire sbagliando quali sono le cose giuste senza che queste gli vengano imposte dagli altri.
  A questo periodo della vita non ci si può sottrarre, fa parte della vita stessa, del crescere. Possiamo quindi affermare che non c'è nulla di patologico nei comportamenti dell'adolescente, questi atteggiamenti oppositivi, queste sfide sono indispensabili. E' di fondamentale importanza che i genitori accettino di stare al gioco, ma stabilendone regole e limiti. Nella lotta per l'emancipazione l'intenzione degli adolescenti non è quella di eliminare l'avversario, ma quella di lottare contro il genitore che gli preclude la possibilità di crescere e fare le proprie esperienze.
La lotta si fa dura soprattutto quando i genitori non comprendono il bisogno dei ragazzi di staccarsi dalla famiglia e cercano ad ogni costo di trattenerli, trattandoli ancora come bambini. A volte possono essere anche più ossessivi del solito, ricoprendo i ragazzi con mille domande e raccomandazioni. In realtà in questa fase sarebbe opportuno che i genitori facessero un passo indietro, dovrebbero lasciare più spazio, allontanarsi un po' senza abbandonarli. Dovrebbero permettere loro di andare alla scoperta del mondo, appoggiarli nella loro esplorazione e fornirgli le informazioni e i mezzi necessari, piuttosto che delegare questo aspetto ad altri. I genitori hanno il compito di accompagnare i ragazzi in questa delicata fase della vita senza essere invadenti. Essi devono essere attenti, ed essere presenti nel momento in cui i ragazzi esprimono i loro dubbi e le loro incertezze, se ciò non accade si rischia che i ragazzi si sentano soli, abbandonati e arrabbiati. La cosa più importante è avere rispetto dei figli che sanno di non essere più bambini ma che non sanno ancora quale veste indossare. In questo periodo di separazione e crescita essi vivono nella paura e nell'incertezza per un futuro che non conoscono, non riescono a tollerare il vestito da bambino che tentano di togliersi e vivono in balia delle emozioni con sentimenti intensi di gioia ma anche di profonda tristezza e sofferenza.
  Non esiste un modello unico secondo il quale si evolve il periodo dell'adolescenza, ma possiamo affermare che una delle caratteristiche di oggi è che questo periodo dura più a lungo di un tempo. L'infanzia è infatti accelerata e si brucia in fretta, mentre l'adolescenza esordisce in anticipo e talvolta si prolunga nel tempo. I ragazzi necessitano di strumenti adeguati per leggere e interpretare la realtà che li attende. Purtroppo a volte l'adulto non è capace di rispondere a queste esigenze e richieste. Per poter passare dall'infanzia all'età adulta, i ragazzi hanno bisogno dell'aiuto di un adulto responsabile. Se non trovano questa figura può accadere che non riescano a superare questa fase e che rimanghino intrappolati nella veste di eterni adolescenti. Possono crescere in altezza, svilupparsi fisicamente, perfino invecchiare ma dentro rimangono eterni bambini nel modo di affrontare la vita e le relazioni. Sono sempre più frequenti infatti le richieste di giovani adulti intorno ai trent'anni che si rivolgono a specialisti e accusano problematiche infantili. Si tratta di quei giovani che continuano a vivere in casa, coccolati da genitori che soddisfano i loro bisogni. Giovani adulti che non riescono a lasciare la famiglia di origine, vivendo così in una situazione anomala, con difficoltà relazionali e sociali. Si nascondono dietro scuse come la difficoltà a trovare un lavoro stabile ma in realtà il loro sogno è quello di rimanere eterni giovani, "forever young" come il titolo di una nota canzone. Molto spesso dipendono da una madre iperprotettiva o da un padre debole. Giovani, che per non lasciare la casa "vuota" rinunciano alla propria vita da adulti e si ritrovano a 40 anni soli, in compagnia dell'amico più fidato, il terapista.
  Separarsi dalla famiglia, crescere, significa per l'adolescente allontanarsi dalla figura di riferimento che tanto ha amato ed ammirato durante l'infanzia. Questo aspetto non è per niente facile in quanto significa accettare la propria diversità e vedere se si è abbastanza forti e capaci di cavarsela da soli. Dall'altra parte i genitori devono accettare e ammettere, che il figlio sta crescendo, sta diventando uomo e che non potranno avere per sempre un bambino plasmato a loro immagine e desiderio. Tutto questo è adolescenza.